IL RACCONTO CURATO DA FERNANDO SALMASO ED EDOARDO RANZATO.
In occasione della ricorrenza del 25 aprile, il Partito Democratico di Vigodarzere, nella propria pagina Facebook, ha proposto una ricostruzione molto interessante, curata da Fernando Salmaso ed Edoardo Ranzato, di ciò che accadde in quel comune nei giorni della Liberazione. E’ un racconto molto dettagliato e curato, che merita di esser letto. Un ringraziamento ai due curatori del testo.

GLI ULTIMI GIORNI DELLA GUERRA
Erano gli ultimi giorni di una guerra che aveva provocato lutti e miserie, gli ultimi giorni di una guerra civile, che aveva separato un popolo.
Ai primi di aprile del 1945, la situazione è in fermento, gli alleati stanno iniziando l’offensiva nel settore tirrenico, ed i comandi partigiani si sono assunti il compito di impegnare i nazifascisti sulla linea gotica, la linea del fronte che si estendeva dalla provincia di Massa-Carrara, in Toscana, fino a Pesaro, nelle Marche.
Il 10 aprile, Il CNL, Comitato Nazionale di Liberazione, invia alle forze partigiane quella che viene chiamata “Direttiva 16”, dove si avvertono i combattenti che l’ordine insurrezionale è prossimo, e che lo scopo delle formazioni partigiane è quello di evitare la ricostruzione, a nord, di un esercito nazifascista, con lo scopo di evitare il prolungarsi della guerra. Nella pratica, bisognava rallentare il passaggio delle truppe tedesche e collaborazioniste nel loro viaggio verso il passo del Brennero ed il Passo del Tarvisio. Vigodarzere era una delle località di transito per arrivare al Brennero.
Il 21 aprile la città di Padova inizia ad odorare che c’è qualcosa nell’aria, quando viene deciso che chiunque parli della recente liberazione di Bologna finirà in galera.
L’inizio della rivolta popolare avviene a Cittadella, il 24 Aprile, dove alcuni presidi tedeschi vengono presi dai combattenti partigiani. Pieve di Curtarolo viene liberata dalla brigata di ispirazione cattolica “Damiano Chiesa III”.
IL 25 APRILE NEL PADOVANO
Nella città di Padova, il 25 aprile l’ordine di insurrezione non è ancora arrivato, causando grande delusione tra i partigiani, i quali però utilizzano il tempo rimanente per ammassare armi ed uomini nel pensionato Antonianum gestito dai gesuiti, di fronte all’orto botanico di Padova.
A Vigodarzere, intanto, nella notte viene occupata la caserma della GNR, la Guardia Nazionale Repubblicana, da un reparto di partigiani. Il 26 Aprile, mentre a Padova iniziano le trattative per ottenere la resa della Repubblica Sociale Italiana, a Vigodarzere si hanno avvisaglie di come saranno questi ultimi giorni di guerra.
MUOIONO SOLDATI TEDESCHI
Nel pomeriggio del giovedì, 3 partigiani salgono sul campanile di Vigodarzere che, essendo adibito a rifugio antiaereo, era sempre aperto. Questi vi stabilirono un posto di vedetta, ed al passaggio di una colonna di militari tedeschi, che arrivava da Saletto, aprirono il fuoco. Muoiono 3 soldati, ma la colonna non si ferma, prosegue qualche centinaio di metri, dove viene fermata da un comando di combattenti, vicino la Casa del Fascio, la locale sede del Partito Fascista, che si trovava di fianco a dove adesso c’è il CAD, davanti al tabaccaio. I militari tedeschi si arrendono ai partigiani, i quali fanno sistemare i 3 soldati deceduti, e li seppelliscono.
Nella notte, un maggiore tedesco, che aveva guadato il Brenta da Altichiero, giunse alla Casa del Fascio, in cerca di indicazioni, tenendo in mano una carta stradale ed una pistola. Trova però i partigiani, i quali, dopo il rifiuto di deporre l’arma, durante una sparatoria lo uccidono.
Sempre in questa giornata, venne requisita la polveriera posta nella Certosa di Vigodarzere, che i partigiani riusciranno a difendere, dal tentativo tedesco di farla saltare, in un attacco durato 5 ore avvenuto l’indomani, anche con l’aiuto di gruppi di Cadoneghe.
27 APRILE, UN GIORNO IMPORTANTE
Siamo al 27 Aprile, un giorno importante per la liberazione del Veneto. E’ in questo giorno infatti che le trattative per la resa dello stato fascista in Veneto giungono al termine. Nel convento del Santo, zona neutrale perché appartenente allo Stato della Chiesa, le forze del CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia), fanno firmare al prefetto di Padova Menna ed al generale Pizzarini, alto Generale dell’RSI per il Veneto, la dichiarazione di resa, ed il rilascio di tutti i prigionieri in cambio di un salvacondotto per garantirsi la fuga dalla città senza essere fermati dalle forze partigiane. È a quel punto che parte l’insurrezione generale ufficiale per il Veneto.
Nel frattempo, a Vigodarzere, continuano gli atti di sabotaggio della ritirata. Vale la pena ricordare un episodio avvenuto presso la stazione ferroviaria.
L’ARRESTO DI 200 TEDESCHI
Un gruppo di partigiani formato da 5 persone, tra cui Cesare Pilli e Cicci Vettore, si era appostato nei pressi del passaggio a livello, dove adesso c’è il sottopasso che porta a Padova, prevedendo l’arrivo di un convoglio tedesco, che puntualmente si presentò. Cesare Pilli trattò in perfetto tedesco la resa col comandante, ed i 200 uomini del gruppo cedettero le armi, e vennero trasportati come prigionieri verso Saletto. Nel tragitto si imbatterono in 2 autoblinde con mitragliatrici che ferirono Cicci Vettore, che in seguito venne portato all’ospedale, dove rimase fino al 10 maggio. Una parte dei prigionieri venne tratta in salvo dalle camionette, gli altri continuarono da prigionieri la propria marcia fino ad una fattoria, dove vennero lasciati dai partigiani, i quali se ne andarono. Giunto il buio, i soldati tedeschi, visto che chi li aveva catturati non tornava, si dileguarono.
Sempre in questo 27 aprile, carico di avvenimenti, a Pieve di Curtarolo, venne ucciso Timante Ranzato, 30 anni, di Terraglione, nome di battaglia Gianni, Comandante del battaglione Sparviero della Brigata Garibaldi di Padova.
LA MISTERIOSA MORTE DI TIMANTE RANZATO
La storia di Timante Ranzato è interessante, inizia la sua carriera da partigiano il 10 settembre del 1943, quando, riesce a far evadere dal campo di prigionia situato a Pontevigodarzere, 3 soldati sudafricani, che rimasero con la sua famiglia fino al Natale dello stesso anno, quando vennero trasferiti ad Arsego, dove restarono fino alla fine della guerra. Nella sua carriera di combattente si notano varie azioni temerarie, come la liberazione di 23 detenute dal carcere del Paolotti, che adesso è una delle sedi della facoltà di Ingegneria di Padova, nell’ottobre del 1944, oppure il sabotaggio con esplosivi del ponte stradale su Pontevigodarzere, il 28 agosto del 1944.
Come è morto Gianni? Chi lo ha ucciso in una città liberata 3 giorni prima? Qui i racconti si fanno contraddittori, sono perlopiù di seconda mano: alcuni dicono che sia stato ucciso da un colpo partito da una siepe, altri dicono sia partito dal campanile, una persona dice che è stato ucciso il 25 aprile, mentre tutte le altre parlano del 27, addirittura un comandante del battaglione “Stella” della brigata Garibaldi afferma che è stato ucciso dai tedeschi che stavano attaccando. L’ipotesi che però condividono i più, sostiene che possa essere stato ucciso da degli altri partigiani, che si era inimicato negli anni della resistenza. Anche Padre Oddone Nicolini, conosciuto col nome di Padre della Forca, perché aveva assistito spiritualmente le vittime del rastrellamento di Bassano, poi impiccati agli alberi dei viali, riconosce il valore e l’onestà del comandante Gianni. Alla fine della guerra, a Timante Ranzato, verrà conferita postuma la medaglia d’argento al valor militare.
28 APRILE: TERRORE A SALETTO
La giornata del 28 aprile era stata di terrore per la popolazione di Saletto.
La frazione rimane tranquilla fino alle 17, quando alcuni partigiani sparano dall’argine della Maresana ad una colonna di tedeschi in transito, i quali rispondono al fuoco. I partigiani a quel punto fuggono, ma avevano scatenato le ire dei tedeschi.
I nazisti iniziano così un rastrellamento, dove verranno catturate più di sessanta persone. Nelle operazioni di ricerca moriranno Guido Munaron, davanti la moglie, sull’uscio di casa propria, ucciso dai tedeschi mentre chiedeva alla moglie di passargli un cappotto. Oggi sul luogo dell’omicidio c’è ancora un cippo a ricordarlo.
Contemporaneamente muore anche il cappellano di Saletto, Don Beniamino Guzzo, punto di riferimento per gli antifascisti locali. Anche in questo caso, le versioni dei racconti faticano a collimare, secondo alcuni infatti, viene proprio ucciso durante le operazioni di rastrellamento, come ci raccontano i testimoni del libro di Giulio Cesaro “Sul filo della memoria”, mentre Adriano Mansi, ricercatore presso l’università Tor Vergata di Roma, nel suo Atlante delle stragi Naziste e Fasciste, ci racconta che potrebbe essere stato ucciso da dei fascisti locali, con cui aveva dei dissidi dal 1922. Altri ancora dicono che nascondesse dei partigiani in casa, e che mentre bloccava la porta per farli scappare venne preso a mitragliate dai tedeschi. Sta di fatto che una volta ottenuto l’accesso all’abitazione ed aver constatato che non c’era nulla, gli assassini hanno lasciato morire dissanguato il cappellano. Anche in questo caso, un cippo ci ricorda la sua morte, in via Capitello.
La già tragica situazione era ad un passo dal trasformarsi in una strage. Sono le sei del pomeriggio, ed i sessanta abitanti di Saletto cui si accennava prima sono in fila sul muro della chiesa, contro di loro, le armi puntate di una ventina di SS. Il parroco, Don Antonio Moletta, cerca di trattare, offre la propria vita in cambio di quella degli ostaggi. Le SS però non capiscono le sue parole in italiano, o fingono di non capirle. Con uno stratagemma quindi riesce a far fuggire uno degli ostaggi, perché chiamasse Hilda Herchet, donna di origine austriaca e moglie di un abitante di Saletto, perché facesse da interprete. La donna arriva, fortunatamente accompagnata da un capitano tedesco, che era stanziato nella sua abitazione. Dopo una mezz’ora di trattative, si arriva all’immediato rilascio degli anziani e dei ragazzini presenti tra gli ostaggi, ed i 28 rimanenti vengono costretti alla costruzione di raccordi tra gli argini della Brenta, per aiutare la fuga tedesca.
Andarono avanti tutta la notte nelle operazioni di costruzione, ed alle 11 e mezza di sera si sentirono da Padova le campane, che annunciavano l’arrivo degli anglo-americani. Nei ricordi di uno dei testimoni a quel punto uno dei soldati disse “Siete fortunati, stanno arrivando i vostri alleati!”.
Passata la notte (siamo ormai a domenica 29 aprile) la situazione rimane tesa. I bombardieri americani sorvolavano la zona, ma non sganciarono ordigni, forse perché avevano individuato la presenza degli ostaggi. Verso le 6 e mezza di mattina i soldati tedeschi mandano quattro motorette in perlustrazione nella zona di Saletto, due alla volta, senza però che facessero ritorno. Ad un certo punto un comandante delle SS annuncia che andrà anche lui in perlustrazione, ma che se non avesse fatto ritorno, avrebbero dovuto fucilare gli ostaggi. La paura era tanta.
Si scoprì in seguito che uno dei soldati mandati in esplorazione era stato ucciso dai partigiani, sull’argine tra via Terraglione e via Villabozza, ed avevano nascosto il cadavere per evitare ulteriori rappresaglie tedesche.
Alle 9 di mattina, infine, il maresciallo delle SS radunò i civili e disse loro di andare a casa. Quell’incubo era terminato.
I MORTI DEL TERRAGLIONE
Questa domenica però non passerà senza chiedere un ulteriore contributo di sangue e si avrà l’ultimo scontro tra partigiani e tedeschi, nei pressi del Terraglione. Qui stava transitando una colonna tedesca, che viene bersagliata da un gruppo di partigiani. Nel contrattacco tedesco moriranno quattro persone: Aldinesco Piotto, Italo Maiolo, Luigi Severino Marcato, e Antonio Cesaro. Oggi un cippo ricorda il loro sacrificio.
Sempre durante la ritirata, i tedeschi uccideranno in via Ca’ Zusto Guerrino Cosma, il quale tenterà, da solo, di fermare il convoglio. Oggi un cippo ricorda l’accaduto.
Lunedì 30 aprile, alle 9.00 di mattina le campane di Vigodarzere suonarono a festa. La guerra a Vigodarzere era finita.
Nel cimitero di Vigodarzere, vi è la cappella, dove riposano i corpi di Piotto Aldinesco, Maiolo Italo, Malosso Ernesto, Ranzato Timante, Cosma Guerrino, Cesaro Antonio. Sopra di loro campeggia la scritta “CADDERO PER LA NUOVA ITALIA”. Viene da chiederci se siamo stati eredi credili del loro sacrificio. Oggi il nostro pensiero va a tutti quei popoli che stanno lottando e morendo per la loro libertà!
Fernando Salmaso, Edoardo Ranzato
